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The Large Glass
Estraneità, intimità, violenza: Alex Da Corte al Maxxi di Roma
La Terra di Atelier Van Lieshout, la casetta di Massimo Bartolini e le colonne di fumo di Gal Weinstein nel colorato e profumato allestimento pop dell'artista concettuale statunitense

Dopo Venezia (The decorated Shed alla Biennale Arte 2019) e Milano (World Leader Pretend alla Galleria Giò Marconi nel 2025), Alex Da Corte ha colpito ancora, questa volta a Roma, mostrando la sua capacità di creare ambientazioni suggestive e scenografiche non solo per le sue opere ma anche per quelle di altri artisti.

Come nelle due occasioni precedenti, l'allestimento di Da Corte al Maxxi combina elementi pop con un'ambientazione spettacolare, densa di contenuti simbolici che colpiscono il visitatore per la loro apparente semplicità ma che non sono di facile interpretazione. A cominciare dal titolo. "The Large Glass" (il grande vetro), un omaggio all'opera più celebre di Marcel Duchamp, meglio nota con il titolo "La mariée mise à nu par ses célibataires, même", ovvero "La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche".

Proprio come nel grande vetro di Duchamp, che permette di guardare attraverso la superficie, Da Corte concepisce la mostra come un dispositivo ottico, la lente deformante e colorata della cultura pop. La nostra identità è composta da frammenti di immagini eterogenee, tratte dalla pubblicità, dalla televisione, dall'arte, eccetera. La mostra invita a ricomporre questi pezzi, mediati da schermi o evidenziati da superfici lucide e da colori ipnotici: il grigio cemento del Maxxi viene letteralmente invaso da moquette colorate e luci al neon, trasformando la visita in un'esperienza quasi psichedelica.


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Da Corte ha curato la mostra attingendo alle collezioni del Maxxi e della Galleria Nazionale di Arte Moderna (Gnam), inserendo le opere dei vari artisti in un allestimento radicale: l'architettura di Zaha Hadid è come il vetro esterno di Duchamp e l'intero museo diventa una vetrina o un diorama in cui i confini tra curatela e creazione artistica si dissolvono e si confondono.

La parte centrale della mostra ospita il globo di Atelier Van Lieshout, la casetta profumata di Massimo Bartolini e le colonne di fumo dei pneumatici bruciati di Gal Weinstein. Nello scenario onirico creato da Alex Da Corte, queste tre opere giocano con concetti come ambiente, intimità, estraneità, memoria, conflitto.

"The Globe", il grande mappamondo sospeso del collettivo olandese Atelier Van Lieshout è una Terra spogliata della sua complessità politica e geografica, ridotta a un giocattolo o a un oggetto di design, sospesa sopra un tappeto blu che accentua la sensazione dello spettatore di trovarsi in uno spazio "altro", tra il cosmico e il domestico.

"Mixing Parfums", la casetta di Massimo Bartolini è una struttura architettonica semplice, quasi archetipica, che emana una calda luce gialla e, soprattutto, un profumo intenso (questo in teoria, al momento della nostra visita il profumo era quasi impercettibile). L'odore di incenso e la luce dorata trasformano una forma banale (la casetta) in un tabernacolo, in un luogo di purificazione: lo spazio privato e sacro della memoria domestica.


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Fuori, nel mondo esterno, ci sono le "Fire Tires", le colonne di fumo di Gal Weinstein, artista israeliano che vive e lavora a Tel Aviv. Realizzate con materiali morbidi come la lana d'acciaio e l'ovatta, riproducono l'immagine drammatica di pneumatici in fiamme: un simbolo globale di rivolta, che invita a riflettere sul disastro ecologico-politico incombente. Weinstein trasforma un momento di violenza e caos in un'immagine soffice e immobile, che lo spettatore guarda come se fosse un oggetto decorativo, evidenziando la nostra desensibilizzazione verso le immagini di guerra e violenza.

La Terra di Atelier Van Lieshout è un oggetto estraneo, sospeso nel vuoto. La Casa di Bartolini è un rifugio spirituale che profuma di incenso, il simbolo del nostro bisogno di protezione. Il Conflitto di Weinstein una presenza costante e ingombrante che fuma ai margini della nostra quotidianità. Richiusi nella nostra casetta profumata guardiamo con distacco al mondo esterno come a un'entità estranea, immutabile. Ma appena usciti dalla nostra confort zone la violenza della realtà ci assale e rischia di travolgerci.

Alex Da Corte ha costruito The Large Glass proprio come un percorso psicologico, dove lo spazio del museo diventa un'estensione della nostra mente. Siamo chiusi nelle nostre "case profumate" (i nostri feed social, le nostre sicurezze) mentre fuori il mondo brucia. Da Corte ci costringe a camminare tra queste due polarità, ricordandoci che il vetro che ci separa dalla realtà è molto più sottile di quanto pensiamo.

Claudio Cazzola, marzo 2026


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"The Large Glass", a cura di Alex Da Corte, Maxxi, Roma, 13 dicembre 2025 - 25 ottobre 2026

Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Il sito di Alex Da Corte

Il sito di Atelier Van Lieshout

Massimo Bartolini su Wikipedia

Il sito di Gal Weinstein