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Carin Grudda, Wolkerpeltztier
Lampi di felicità e dolcissime creature
Le sculture di Carin Grudda nel centro storico di Montepulciano

"Ma che cos'è questo lampo di felicità che mi fa tremare, mi ridà forza, vita? Vi domando scusa, dolcissime creature: non avevo capito, non sapevo. Com'è giusto accettarvi, amarvi. E com'è semplice! ... Ora mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero".

Le frasi pronunciate da Marcello Mastroianni in "8½", il capolavoro di Federico Fellini, citate nella presentazione della mostra "Qui e altrove - Noi siamo un'isola", tenutasi lo scorso novembre alla galleria Almach di Milano, sono un degno esergo per tutta l'opera di Carin Gurda. Un'affascinante rassegna dei lavori dell'artista tedesca, che da anni vive in Italia, si puo ammirare fino al 30 giugno a Montepulciano, in Toscana, organizzata dal Comune e dalla Fondazione d'arte Vittorio Caporrella. La mostra, intitolata "Il Corpo, l'Immagine, il Segno", propone oltre cento opere dalle incisioni e i dipinti ospitati nella Fortezza Medicea alle sculture in bronzo disseminate nelle corti e nei giardini della cittadina rinascimentale. È su queste ultime che ci concentriamo qui.

"I personaggi di Grudda", scrive lo storico e critico d'arte Luca Temolo Dall'Igna, direttore di Almach Gallery, "sembrano provenire da mondi diversi, a volte lontani, altre come nascosti dentro di noi. Camminano tra i boschi e i prati, si affacciano sulle rive dove le onde si infrangono in un dialogo continuo e inarrestabile. Spesso piccolissimi, a nascondersi tra le foglie d'erba, ma anche figure enormi, come i personaggi delle favole di quando eravamo bambini, ingenui e ancora puri. Un'innocenza matura, cosciente, che ci trasporta a vivere nel suo mondo, permettendoci così di percepire sensazioni da tempo sopite". I suoi quadri e le sue sculture sono "un bestiario fantastico di cani, uccelli, re e ballerine, giullari... Sembrano fanciulleschi, ma in realtà sono forme espressive che nascono già concluse come archetipi mentali, come un costrutto immobile di felicità che alimenta se stessa".


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Carin Grudda, "Cerbero"

Il bronzo, Grudda l'ha conosciuto alla Fonderia Pietro Caporrella di Torrita di Siena, a due passi da Montepulciano, dove era arrivata nel 1998 per ritirare un premio, ed è rimasta subito affascinata dalle opportunità compositive che si spalancavano davanti ai suoi occhi, come la possibilità di rendere tridimensionali i personaggi dei suoi dipinti e delle incisioni su cui si era concentrata nei primi anni della sua carriera artistica. Carriera a cui era in certo senso predestinata. La cittadina tedesca dove è nata nel 1953, Gudesberg, si trova infatti a pochi chilometri da Kassel, dove ha sede Documenta, una delle più importanti mostre internazionali di arte contemporanea. Grudda studia storia dell'arte e filosofia, intanto inizia a dipingere. I suoi primi temi sono il gioco e le strutture giocose, le coincidenze, il caso. Grazie a una borsa di studio in una stamperia artistica di Lipsia, sviluppa la tecnica dell'incisione a puntasecca, che proseguirà fino ad oggi, parallelamente ai lavori in bronzo.

Alla Fonderia Caporrella, prima in Toscana e poi a Roma, Grudda incontra artisti come Agostino Bonalumi, Nunzio Quarto, Michele Cascella, Daniel Spoerri, e realizza sculture di grande formato, come quella nella foto in apertura di pagina, intitolata "Wolkenpelztier", parola che in tedesco significa "animale peloso delle nuvole". Sono queste grandi sculture che le aprono la strada alla notorietà internazionale, coronata dalla partecipazione alla 54a Biennale d'Arte di Venezia nel 2011.


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Carin Grudda, "Ballo da sola"

Nel frattempo Grudda si trasferisce in Liguria, a Lingueglietta, nell'entroterra di Imperia, dove vive dal 2001 e dove ha creato un parco per le sue sculture, intitolato "Tra i Mondi", esattamente come aveva fatto all'inizio degli anni Novanta l'amico Daniel Spoerri con il suo "Giardino" alle pendici del Monte Amiata, in provincia di Grosseto. L'uliveto che circonda la casa-studio di Liguaglietta è un museo a cielo aperto disseminato di animali fantastici, creature fiabesche, personaggi mitologici, visitabile di venerdì e sabato o su appuntamento.

"Le sue forme paiono intinte nella freschezza dell'incanto", scrive il critico d'arte e curatore ligure Luciano Caprile. "Ricordano certe esternazioni selvagge dell'art brut di Jean Dubuffet e rammentano anche le folgorazioni della primissima infanzia quando ogni segno è un racconto e dove l'insieme dei segni è il mondo che conserva e centellina tutte le stupefazioni che solo i bambini di quella magica età sono in grado di recepire. Carin, seguendo la strada tracciata da Dubuffet, da Miró e da certe figurazioni d'ambito Cobra, di derivazione espressionista e tribale, rinnova l'incanto di un immaginario guidato e seguito dalla tecnica e da un'armonia compositiva capace di coniugare il gesto alla meraviglia".


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Carin Grudda, "Grande Blau Miau"

Nella mostra di Montepulciano spicca una grande scultura di quattro metri per cinque, il Blau Miau, collocata nel giardino di Palazzo Cervini. "Il cambiamento della dimensione o della proporzione delle misure reali talvolta rende visibile l'invisibile, cioè l'essenza delle cose", spiega Grudda. "Il gigantesco Blau Miau, fa sembrare l'essere umano un piccolo topo e allo stesso tempo comunica la spavalderia, la spericolatezza di un giovane gatto, la stessa spavalderia che noi proviamo in amore e nel gioco".


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Carin Grudda, "Pegasus"

"Pegasus sta attraversando un periodo difficile. È troppo occupato con le sue gambe goffe. Il mondo è un peso per lui. Alza la testa con dolore e orgoglio. Quanto ama volare. Ma in una vita in cui le macchine corrono al piano di sotto e i film al piano di sopra, non c'è spazio per volare. Grattare le molle con gli zoccoli è la sua specialità. Non gli piacciono i bambini. Ma a loro piace. Perciò fa il buffone per loro, e li prende sul serio. Con la 'Notte' di Michelangelo dal sarcofago mediceo parla: "Finché qui prosperano la disgrazia e il disonore, vorrei dormire, essere tutto di pietra o di metallo".
Così scrive il 22 settembre 2002, in una lettera a Carin Grudda, lo scrittore tedesco Hermann Peter Piwitt.

Claudio Cazzola
(aprile 2024)


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Carin Grudda, "Capello disubbidiente"


Il sito di Carin Grudda

"Carin Grudda. Il corpo, l'immagine, il segno". Presentazione della mostra di Montepulciano

"Sette domande da Grudda a Grudda", autointervista

Luciano Caprile, "Carin Grudda, ovvero il seducente recupero dell'effimero"

Luca Temolo Dall'Igna, "Carin Grudda. Qui - altrove, noi siamo un'isola", Almach Art Gallery, Milano

Luciano Caprile e Massimo Damiano, "Tra i mondi. Parco e atelier di Carin Grudda", Galleria Losano, Pinerolo

Elena Marcon, "A Linguiglietta, il parco d'arte fiabesco di Carin Grudda", Viaggiapiccoli