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Daniel Spoerri, Sentiero murato

Nel Giardino delle meraviglie di Daniel Spoerri sul Monte Amiata

Attraversare il Giardino di Daniel Spoerri seguendo i suoi sentieri offre tanti messaggi e impressioni: la scoperta, il senso del labirinto, della sorpresa, dell’aspettazione, della incertezza, sono tutti momenti che si alternano e susseguono durante la visita alla scoperta delle opere di Spoerri stesso e di quelle che come un regista di una mise en scene ha disseminato per i declivi del Monte Amiata da questo lato assolato e dolcemente ondulato. Sono moltissimi gli artisti presenti con un loro intervento, talvolta più di uno, donato alla Fondazione Il Giardino di Spoerri. Sono gli amici incontrati nell’arco della vita e ricompongono un ampio spettro dell’arte contemporanea internazionale europea.


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Daniel Spoerri, Chambre n.13

"Il Giardino è una denominazione geografica", spiega Spoerri. "Si chiama così da più di 200 anni; nelle vecchie mappe si trova col nome Paradiso, quindi probabilmente Il Giardino del Paradiso. Era la proprietà degli Ugurgeri, signorotti locali. La proprietà costituita da 16 ettari di parco, restò invenduta per 5 anni. Io la presi e la risistemai, cominciando col mettere fuori le mie opere, in modo del tutto casuale. Nel suo cuore, il frantoio, c'è la mia residenza-laboratorio. Adesso sono 17 anni che il parco si abbellisce di capolavori e dieci anni fa pensai di dare vita alla fondazione. Ora le opere non sono più di mia proprietà e spero che questo favorisca la loro conservazione come collezione quando io non ci sarò più".


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Olivier Estoppier, Dies Irae

Nato nel 1930 in Romania, ha vissuto a New York, nell'isola greca di Simi, a Dusseldorf, a Parigi, è stato poeta, ballerino, coreografo, regista, attore, costumista, organizzatore museale, insegnante all'Accademia di belle Arti di Colonia, nonché proprietario del Ristorante Spoerri, aperto a Dusseldorf nel '68. Dopo tanti viaggi, si è stabilito in Toscana, a Seggiano, piccolo paese alle pendici del Monte Amiata, dove ha costruito un parco-museo di 15 ettari con sculture e istallazioni sparse tra il verde. È Il Giardino di Daniel Spoerri, al cui ingresso si legge il motto virgiliano "Hic Terminus Haeret", cioè "Qui si ferma il confine": un territorio dove si fondono natura e cultura, in una grande metafora della vita senza confini di un artista cittadino del mondo.


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Eva Aeppli, I nove pianeti

"Non ho deciso di diventare artista perché avevo il dono del disegno o sapevo scolpire bene, ma perché non potevo fare altro. Era una questione di sopravvivenza. O mi ammazzavo o vivevo, così", racconta Spoerri. "Provengo da un'esperienza personale in cui non avevo soldi per una telefonata e tenevo per settimane un pezzo di pane secco in una scatola, consumandolo a poco a poco con l'accompagnamento di povere zuppe. Quando ho avuto il denaro, ho immediatamente associato l'arte al cibo. Prima del banchetto viene il cibo, poi la cucina, il ristorante e quindi l'Eat Art. Con la Romania, dove sono nato, non ho più alcun rapporto emotivo, anzi ce l'ho, ma negativo: abbiamo dovuto scappare durante la guerra, mio padre era un missionario ebreo convertito al luteranesimo, un uomo e un padre molto severo, venne ucciso in un pogrom. In Svizzera mi sono sempre sentito straniero: in casa dello zio materno che ci aveva accolto, a Zurigo, a scuola dove non capivo lo svizzero-tedesco, e nonostante che poi tutte le mie mogli siano state svizzere e molti miei amici abbiano un passaporto elvetico. Tutti hanno un qualcosa che li spinge attraverso la vita. Essere senza Patria è il motore della mia".


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Katrin Plavcack, Fumarole nere

Decano del Noveau Réalisme, Daniel Spoerri è tuttora un artista attivo nonché uno degli ultimi protagonisti dell'arte del XX secolo ancora in vita. "Quando ero molto giovane", racconta, "volevo scrivere poemi. La poesia è stato il mio primo modo di esprimermi, poi è venuta la danza, poi gli oggetti. Mai la pittura, non ho mai dipinto. È stato il critico Pierre Restany a scegliere il nome Noveau Réalisme. A quel tempo tutto doveva essere 'nuovo', come il nouveau roman, la nouvelle vague e la nouvelle cuisine. Per me la migliore descrizione di ciò che io e Jean Tinguely, Yves Klein, Arman, Christo e François Dufrêne facevamo, era descritto da Paul Eluard nel suo componimento "Donner à voir": noi prendevamo semplicemente delle cose e le mostravamo. E ad esser franchi, a me il termine Nouveau Réalisme sembrava un po' sciocco, ho cercato di dirlo ma non è servito a niente, ero giovane e dovevo essere felice di far parte del gruppo".


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Alfonso Hüppi, La torre degli amanti

"Devo confessare che non do alcun valore alle realizzazioni creative individuali", afferma Spoerri. "Forse è una sorta di snobismo, ma ben prima di aver fatto dei quadri-trappola, ero già convinto di questo. Non ho niente contro le opere creative degli altri, o almeno dovrei dire contro la maggior parte di esse. L'arte mi interessa se dà una lezione d’ottica, senza riguardo per l'interpretazione individuale o più o meno oggettiva che se ne faccia. In ogni caso la frontiera è difficile da fissare, l'osservatore è secondo me, sempre autorizzato ad avere una reazione individuale o almeno così dovrebbe essere. Nel mio caso, la lezione di ottica si basa sul fatto che si tratta di concentrare l’attenzione su situazioni e parti della vita quotidiana che sono poco rilevanti, se non del tutto irrilevanti, Assistente dell'accidentale - potrebbe essere la mia qualifica professionale. Ma devo ammettere che non sono il primo. D'altra parte è lo stesso - non considero l'originalità come assolutamente necessaria".


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Till Augustin, Il nodo gordiano

"Nel Giardino ciascun visitatore può riconoscere e trovare il suo luogo preferito", afferma Spoerri. "Dipende anche dalla stagione, dal tempo del giorno della visita, dal canto degli uccelli ma anche dal proprio stato d'animo. Il Giardino non è mai uguale a sé stesso. Inoltre, trattandosi di installazioni all'aperto, le opere sono naturalmente sottoposte alla trasformazione inesorabile del tempo".


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Rosa Roedelius, Il sogno della torta

Anna Mazzanti, Hic Terminus Haeret - Fondazione Il Giardino di Daniel Spoerri

Daniel Spoerri racconta Daniel Spoerri, Artrust (senza data)

Daniel Spoerri, "1960 Les noveaux realistes", catalogo dell'esposizione M.A.M. di Parigi 1986

Viviana Sivieri, "intervista a Daniel Spoerri", Espoarte n. 46 aprile-maggio 2007

Fiamma Domestici, "Benvenuti in Paradiso", Di Che cibo 6? (senza data)

(machebellezza.com, luglio 2020)

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