Tadashi Kawamata ha fatto il nido a Milano
Ci sono i nidi di rondini, di aquile e di cicogne; i nidi d'amore e quelli di mitragliatrici; i nidi di menzogne e tradimenti e quelli dolci e intimi a cui tornare dopo essere stati a lungo lontani. E poi ci sono i nidi di Tadashi Kawamata. Come quelli installati in via Monte di Pietà a Milano tra la primavera e l'estate del 2022: uno piccolo sul muro di cinta del Centro Congressi Fondazione Cariplo e uno grande che occupava tutta la facciata della Building Gallery, che ha promosso la mostra "Nests in Milan" curata da Antonella Soldaini.
Le opere dell'artista giapponese (è nato nell'isola di Hokkaido nel 1953) sono temporanee ma restano nel tempo, nel ricordo. Presenze insolite, che introducono un elemento di rottura nel cuore borghese della città, interpretabili anche come grandi graffiti tridimensionali fatti di materiali naturali, riciclabili, dove il carattere trasgressivo che connota molta arte di strada è mitigato dal messaggio positivo che Kawamata vuole trasmettere con queste opere: la necessità di fornire un riparo, un nido, non solo agli uccelli ma a tutto gli esseri viventi, di fronte alla fragilità della vita e dell'ambiente, e alla relazione problematica dell'uomo con la natura. Alcune delle sue opere, realizzate negli anni ottanta a New York, erano proprio finti rifugi per senzatetto. Ma avevano un inconveniente: erano costruiti per strada e venivano distrutti dopo poche ore. Così Kawamata ha cominciato a costruire capanne e nidi prima sugli alberi e poi sulle facciate di palazzi e altre strutture architettoniche.
Kawamata ha realizzato le sue opere in tutto il mondo e in Italia è venuto varie volte. Il suo primo successo l'ha raggiunto proprio nel nostro Paese, al Padiglione del Giappone della Biennale di Venezia, nel 1982. Aveva 29 anni e solo tre anni prima aveva cominciato a costruire le sue prime istallazioni.
In Italia c'è tornato poi varie volte. Nel 2001 ha portato la sua "Architecture of Impermanence" in un tour che ha toccato Torino, Rivoli, Trento, Roma e poi ancora Torino l'anno successivo. Nel 2017 ha presentato a Napoli "The Nest", il nuovo ciclo di installazioni dedicate ai nidi realizzati con assi di legno intrecciate, collocati in vari punti della città. Tema ripreso poi, come abbiamo detto, a Milano nel 2022.
Quando la mostra finisce, i nidi vengono smontati e i materiali riciclati.
La natura temporanea delle installazioni è un aspetto importante per Kawamata. "Le mie opere sono temporanee perché la vita è temporanea. Le cose cambiano, le persone cambiano, e le nostre relazioni con il mondo cambiano. Le mie opere sono un modo per riflettere su questi cambiamenti", ha dichiarato in un'intervista ad Artribune.
A quali artisti del passato e contemporanei si può accostare l'opera di Kawamata? L'abbiamo chiesto a Bard, l'intelligenza artificiale di Google.
Tra gli artisti del passato Bard cita Antoni Gaudí, Alexander Calder e Constant Nieuwenhuys. Le opere architettoniche dello spagnolo Gaudí, elaborate e organiche come la Sagrada Familia a Barcellona, si possono leggere come una riflessione sul rapporto tra la natura e la spiritualità. Lo statunitense Calder è noto per le sue sculture mobili, spesso realizzate con materiali leggeri e fragili, espressione del fragile equilibrio e della precarietà della vita, concetti che si ritrovano nelle istallazioni di Kawamata. Le opere ambientali dell'olandese Nieuwenhuys, come le strutture e i modelli di "New Babylon", si interrogano sul rapporto tra società, tecnologia e natura.
Passando agli artisti contemporanei, Bard evidenzia le similitudini tra i lavori di Kawamata e quelli di Agnes Denes, Christo e Jeanne-Claude e Olafur Eliasson.
Denes, artista ungherese-statunitense, è nota per le sue opere site-specific che parlano della relazione tra l'uomo e l'ambiente. Christo e Jeanne-Claude, ovvero i coniugi Christo Vladimirov Javacheff e Jeanne-Claude Denat de Guillebon, sono fra i maggiori rappresentanti della land art, famosi per le loro installazioni ambientali monumentali, da "Surrounded Islands" del 1980 in Florida a "The Floating Piers" del 2014 sul Lago di Iseo. Anche il danese Eliasson, come Kawamata, esplora nelle sue opere l'interazione tra arte e natura: vedi per esempio "The Weather Wroject" del 2003 a Londra, "The New York City Waterfalls" del 2008 e "Wirbelwerk", installazione del 2012 a Monaco di Baviera.
Tuttavia, conclude Bard, l'opera di Kawamata è unica e originale, e non può essere facilmente ricondotta a un singolo artista o movimento artistico.
Il sito web di Tadashi Kawamata
Tadashi Kawamata su Instagram
Giorgia Feroldi, "When the recycling of wood and the concept of protection collides: Tadashi Kawamata", Lampoon, 17 maggio 2022
Giuseppe Spena, "Spontaneità e tempo. Intervista a Tadashi Kawamata", Artribune, 7 maggio 2017
Tadashi Kawamata, "Nests in Milan", Building Gallery, 2022
Osman Can Yerebakan, "10 Questions With…. Tadashi Kawamata", Interior Design, 3 gennaio 2024
(machebellezza.com - febbraio 2024)