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Vickie Vainionpaa, Constant Colour

Cose interessanti viste e fotografate al Miart 2022 (prima puntata)
Gli artisti: Vickie Vainionpaa, He Xiangyu, Fabio Viale, Kiki Smith

Qualche considerazione inattuale sulla ventunesima edizione della fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea di Milano, che si è tenuta otto mesi fa, dal 1° al 3 aprile 2022.
Tra le molte cose interessanti viste, spiccano le opere di arte generativa di Vickie Vainionpaa, come Constant Colour del 2021 (in apertura della pagina). La pittrice canadese realizza le sue opere utilizzando un software di modellazione 3D, giocando con vari strumenti e funzionalità dell'applicazione; alla fine trasforma il modello generato al computer in un dipinto a olio su tela: forme organiche iperrealistiche dalla trama morbida, che si piegano e si attorcigliano su se stesse, simili a microrganismi o a grovigli intestinali. Dipinti ipnotizzanti che trasudano un ambiguo tecno-ottimismo.
"Le immagini generate al computer, se tradotte in mezzi tradizionali, possono amplificare eventi ottici e abilitare nuovi stati percettivi. Il dialogo tra intuizione artistica e automazione tecnica fonde il virtuale e il reale nella seducente superficie della pittura. La superficie dipinta beneficia non solo del contatto fisico della mano dell'artista e del primato materiale dell'olio su tela, ma anche della pitturabilità misteriosa e assolutamente sensuale della CGI (computer generated imagery)", scrive Vainionpaa. "Sembra, tuttavia, che le dinamiche tra il reale e il virtuale in qualche modo mi facciano desiderare qualcosa di più. C'è sempre un divario, per ora. È come provare a catturare l'esperienza di un bellissimo tramonto ricco di energia attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica. Non sarai mai in grado di mantenere la cosa reale, per quanto ci provi. Come tutti i pittori sono infinitamente interessata a questo divario tra esperienza e percezione, che penso si stia, di fatto, lentamente restringendo".

Il sito di Vickie Vainionpaa

Vickie Vainionpaa su Instagram

Aisha Bashir e Natalie Kotok, "Vickie Vainionpää: Fueling Art With 3D Technology", Minus 37

Damaris Athene, "Vickie Vainionpää", 6 maggio 2021


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He Xiangyu

"Palate Wonder 6-3", ovvero "Meraviglia del palato 6-3" è il titolo di quest'opera di He Xiangyu, artista cinese nato nel 1986 a Kuandian, vicino al confine con la Corea del Nord, che vive e lavora tra Pechino e Berlino.
Il suo lavoro si articola in progetti pluriennali che spaziano dalla scultura, al disegno, dalle installazioni ai film, alle pubblicazioni. Dal Cola Project del 2009-2011, al Lemon Project del 2014-2019 si arriva al Palate Project, in corso dal 2012. Quest'ultima serie è iniziata dopo alcuni mesi di soggiorno negli Stati Uniti, a Pittsburg, prima che Xiangyu si trasferisse in Germania. Le barriere linguistiche, in particolare la pronuncia delle parole, si sono rivelate difficili da superare per lui. Lottando per comunicare, si ritrovò a notare che, quando desiderava formare una parola allungando o arricciando la lingua, questa toccava il palato. Una sensazione intima e fugace che gli ha dato lo spunto per iniziare una sorta di esplorazione diaristica del suo corpo, a partire appunto dal palato. L'obiettivo: tradurre le protuberanze e le scanalature percepite con la lingua, in forme visive.
I primi disegni della serie presentano dettagli anatomici reali, che si trasformano via via in astrazioni: forme organiche che cercano di rendere visibili gli spazi interni invisibili del corpo che contengono gli organi per l'articolazione dei suoni, la comunicazione, la parola.
Xiangyu mantiene sempre deliberatamente l'ambiguità e l'opacità che sono un corollario dell'opera d'arte, come osserva il poeta e scrittore francese Édouard Glissant nella sua Poétique de la Relation: "Le opacità devono essere preservate; bisogna creare un appetito con un'opportuna oscurità della traduzione. Il quadro non è fatto di trasparenza; e non basta affermare il proprio diritto alla differenza linguistica o, al contrario, all'interlessicalità, per essere sicuri di realizzarli".

Il sito di He Xiangyu

La pagina di He Xiangyu su Instagram

Xiaoyu Weng, "Tactile Thinking: He Xiangyu", Mousse Magazine, aprile 2021


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Fabio Viale

"Arrivederci e grazie" è una delle opere più note di Fabio Viale, replicata in varie occasioni e in diverse dimensioni. La sua genesi la racconta l'artista stesso su Instagram: "Questo lavoro prende spunto da un ricordo di quando avevo diciotto anni, a Londra. Alcuni amici mi portarono in una discoteca dove per accedere dovevi decidere quale sacchetto indossare". I due sacchetti sono appoggiati su una cassetta di legno con la scritta "Maneggiare con cura". Assomigliano ai cappucci del Ku Klux Klan ma sono molto meno inquietanti. Indicano la necessità di una scelta che è al tempo stesso una rinuncia: guardare o parlare, osservare o bere, vedere o baciare.
Come sempre nelle opere di Viale, niente però è come appare. A cominciare dalla materia. Nonostante l'apparenza faccia pensare a carta stropicciata e legno, il materiale con cui è fatta l'opera è il classicissimo marmo di tutti gli scultori, da Fidia a Canova. Ed è proprio alle forme classiche che il giovane Viale si ispira nelle sue prime opere, interpretandole però in una maniera personalissima. Vedi la Venere e il Lacoonte con la pelle ricoperta di tatuaggi. O la Pietà, dove al posto del corpo di Cristo ha messo un nigeriano in carne e ossa, giusto il tempo per scattare una fotografia.
Un ruolo importante assume poi la tecnologia, come spiega Viale: "Quando Canova lavorava a Roma, aveva nella sua bottega ben 250 dipendenti. Questo ci dà un'idea di quanto la scultura sia una pratica artistica impegnativa. C'è sempre bisogno di una mano, non bastano mai le proprie e ovviamente 250 dipendenti sono un numero importantissimo, ma se si riesce a utilizzare un robot in modo intelligente sicuramente, questo è in grado di apportare delle migliorie al lavoro che assolutamente non tolgono nulla al risultato finale dell'opera".
Il suo virtuosismo nella lavorazione del marmo, con l'aiuto delle tecnologie, ha prodotto opere sorprendenti come il motoscafo lungo quattro metri che ha varato nel 2009 nelle acque del fiume Neva a San Pietroburgo. O i copertoni di auto scolpiti uno dentro l'altro, in marmo nero, perfettamente identici a quelli reali fin nei minimi particolari. È grazie a questa maestria tecnica, unita a una dissacrante vena pop, che Viale si è imposto sulla scena internazionale.

Il sito di Fabio Viale

Fabio Viale su Instagram

Ginevra Barbetti, "Marmo, tatuaggi e oro. Intervista allo scultore Fabio Viale", Artribune, 3 Settembre 2022


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Kiki Smith

Il titolo di questo bronzo del 2017 di Kiki Smith è "Respite", che significa, "sosta", "tregua". Fa parte della terza fase del lavoro dell'artista statunitense di origini tedesche (è nata a Norimberga nel 1954 ma ha sempre vissuto negli Stati Uniti e dal 1976 risiede a New York).
Dopo una prima fase astrattista negli anni '60, nel ventennio successivo, sull'onda della militanza femminista, ha incentrato il suo lavoro sulla fisicità del corpo umano e delle sue parti (il fegato, il bacino, l'apparato digerente), utilizzando materiali come stoffa, carta, ceramica e anche cera d'api per aumentare la suggestione della carne. Un corpo raffigurato spesso in modo drammatico, a volte disturbante, per riflettere sulle emergenze dell'epoca, dall'Aids alla violenza e alle discriminazioni. Il corpo, insomma, come metafora delle passioni e delle tribolazioni dell'esistenza, riprendendo e rinvigorendo la tradizione della scultura figurativa espressionista.
La terza fase, iniziata alla fine degli anni '90, è caratterizzata da una maggiore attenzione per il mondo e la natura. L'artista riflette sulla vastità dell'universo, sull'anima femminile e su quella animale, entrambe misteriose, a loro modo magiche, portatrici di un'armonia originaria, in parte oggi perduta. "Dalla drammaticità del corpo martoriato e sofferente, da un'arte corporea, animalesca, impregnata di sudore, Smith è passata", osserva Niccolò Lucarelli, "a un registro espressivo più tenue: dalla tragedia alla 'favola della natura'. C'è una gentilezza di fondo nella rappresentazione, quasi a ribadire la fragilità degli animali, degli alberi, delle piante, così come delle donne, all'interno di questo minaccioso presente".

Kiki Smith, Galerie Lelong & co.

Niccolò Lucarelli, "Il lato magico e femminile della natura. Kiki Smith a Firenze", Artribune, 20 Febbraio 2019

Arianna Cacciotti,"Il mondo di Kiki Smith, fra spirito e materia", Art a Part of Culture, 8 Luglio 2022

Claire Barliant, "If you can outlive most men, all of a sudden you can be venerated. An interview with Kiki Smith", Apollo Magazine, 26 ottobre 2019

(machebellezza.com - dicembre 2022 - 1. segue)

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