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Gianni Bertini alla Fondazione Mudima

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A cento anni dalla nascita di Gianni Bertini, l'Andy Warhol italiano

La Fondazione Mudima di Milano ha dedicato una bella mostra al centenario della nascita di Gianni Bertini. Le sale di via Tadino hanno ospitato dall'11 al 30 novembre 2022 un'ampia selezione di inedite maquatte – i bozzetti da cui nasce l'opera definitiva, realizzata in forma fotografica su tela emulsionata – dei suoi lavori pittorici più noti, quelli del ciclo della mec-art. Considerata la risposta europea alla pop art americana di Robert Rauschenberg e Andy Warhol, la mec-art, ovvero arte meccanica, si basa sull'elaborazione di materiali fotografici tratti soprattutto dai rotocalchi, trasferiti su tela o altri supporti e ricomposti in modi diversi, spesso con l'aggiunta di caratteri grafici, scritte, segnali stradali e altri oggetti della comunicazione di massa, per attribuire un nuovo significato alle immagini. Di questa corrente pittorica, sviluppatasi all'inizio degli anni Sessanta in Francia e in Italia, Bertini è stato un protagonista, assieme a Mimmo Rotella e Alain Jacquet.

Nato il 31 agosto 1922 a Pisa, Bertini esordisce come pittore nel 1944, mentre studia matematica alla Scuola Normale Superiore, esponendo in una galleria cittadina. Dai suoi primi quadri espressionisti passa alla pittura astratta, lavorando a Livorno, Firenze, Roma. Qui firma il manifesto "Forma 1" con Carla Accardi, Piero Dorazio, Giulio Turcato e altri. Nel 1949 espone alla mostra internazionale "Arte Oggi" di Firenze alcune opere del suo primo ciclo, i "Gridi", dove fa ampio uso di lettere stampate, cifre, segnali, anticipando i motivi stilistici della pop-art americana di Jasper Johns e Robert Rauschenberg. Nel 50 aderisce al Movimento Arte Concreta, con Gillo Dorfles, Bruno Munari, Ettore Sottsass, e partecipa alla XXV Biennale di Venezia, con opere grafiche formate da giustapposizioni di elementi contrastanti: positivo-negativo, bianco-nero, punto-linea. Si interessa anche alle tecniche espressive del segno-gesto, il "dripping", le macchie materiche, il "frottage", ispirandosi a Jackson Pollock e Max Ernst.


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Venus to Hydrogen

Nel 1951 aderisce al Movimento Nucleare, fondato da Enrico Baj, Sergio Dangelo e Joe Colombo, che vuole reinventare la pittura all'insegna delle "nuove forme dell'uomo", quelle dell'universo atomico: "Le forze sono le cariche elettroniche. La bellezza ideale non appartiene più a una casta di stupidi eroi, né ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell'uomo nucleare e del suo spazio", dice il manifesto del movimento. Nello stesso anno si trasferisce a Parigi, dove conosce Pierre Restany, il futuro teorico del Nouveau Réalisme, con cui stringe un profondo rapporto di amicizia e di comunione intellettuale. Il periodo tra il 1953 e il 1960 è contraddistinto dal ciclo informale degli "Espaces imaginaires": quadri di inquietanti orizzonti e labirinti meccanici, caratterizzati da una notevole potenza segnica e cromatica.

Nel 1961 realizza una nuova serie intitolata "Le Pays Réel", utilizzando ritagli di giornale, foto, francobolli, bandiere e altri oggetti d'uso quotidiano. Tecnica che approfondisce negli anni successivi mediante l'uso del riporto fotografico su tela, teorizzato nel 1965 con il manifesto della mec-art, abbreviazione di mechanical-art: un'arte che sfrutta i procedimenti fotografici per ottenere un'elaborazione meccanica di una nuova immagine riportata poi su tela o metallo su cui l'artista interviene pittoricamente.


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La chiamerei bambola

È una tendenza artistica che si è sviluppata quasi in contemporanea in Europa e in America, come osserva Pierre Restany:

Un ex disegnatore pubblicitario newyorkese, Andy Warhol, decise di utilizzare il sistema del riporto serigrafico nella sua pittura ai fini di ottenere, con l'esclusione di tutte le interpolazioni soggettive e manuali, una immagine-oggetto che fosse suscettibile di differenti combinazioni: ingrandimento, ripetizione, moltiplicazione, serialità, eccetera. Le scatole di Campbell's soup di Andy Warhol esposte nel 1962 a Los Angeles (Ferus Gallery) e in seguito a New York (Stable) lo resero celebre da un giorno all'altro. A ciò fece seguito la famosa serie di Marilyn Monroe e poi quella sul tema sociologico della morte, i reportages d'incidenti, le sommosse, la sedia elettrica.

Contemporaneamente, Robert Rauschenberg, che dieci anni prima nei suoi disegni aveva adottato la tecnica ernestiana del frottage fotografico, riprese il procedimento del riporto a suo vantaggio e lo utilizzò in una serie di tele che si iscrissero nella logica conseguenza del combine-painting. Il riporto fotografico corrisponde alla trasposizione su un piano bidimensionale del concetto di ready-made. Non c'è differenza filosofica tra una accumulazione di Arman e un riporto fotografico di Andy Warhol: nel primo caso abbiamo a che fare con oggetti trovati, nel secondo con immagini-oggetto trovate. Né Warhol né Rauschenberg si sono preoccupati di operare sulla struttura organica dell'immagine-oggetto. Essi considerarono il riporto come un tutto omogeneo, una quantità grezza di informazione oggettiva, un elemento di un collage integrato al piano.


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Splack!

Al contrario – prosegue Restany – le ricerche che si sono sviluppate tre o quattro anni più tardi in Europa tendono tutte alla ristrutturazione dell'immagine bidimensionale classica per mezzo di diversi procedimenti meccanici: stereotipia, riporto diretto su tela emulsionata, analisi o riporti di retino, stampa a grande tiratura su tessuto o materia plastica. La fotografia è utilizzata come un procedimento meccanico che permette di condizionare le strutture dell'immagine-oggetto: l'artista controlla ciascuna fase dell'elaborazione meccanica dell'immagine, egli si è appropriato della fotografia e l'ha puramente e semplicemente sostituita ai suoi pennelli e alla sua tavolozza.

Meritatamente si deve parlare di pittura meccanica o di mec-art a proposito di un gruppo di opere di Serge Béguier, Gianni Bertini, Pol Bury, Alain Jacquet, Nikos Kessanlis e Mimmo Rotella che avevo riunito nell'ottobre 1965 a Parigi sotto il titolo significativo di "omaggio a Nicéphore Niepce" (Niepce è l'autore del primo scatto fotografico della storia). Bertini, che dal 1960 aveva integrato elementi tipografici e collages di giornali nelle sue pitture "machiniste", inaugura nel 1961 le "bertinisations" di bandiere e di documenti ufficiali. A partire dal 1963 realizzò dei collages-peintures complessi, pitture gestuali nel contesto delle quali il collage fotografico assumeva un ruolo sempre più importante. Nel 1964 decise di dare una nuova unità a questi montaggi composti, fotografandoli e riportando il cliché su tela. In questo caso la fotografia diventa un modo di condensazione e di unificazione dell'immagine: il cliché abolisce tutti gli effetti di contrasto, tutte le differenze di materia tra il collage e le parti dipinte.


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Il costo di quello che hai

Il passo successivo è l'abbandono dell'opera unica per la produzione in serie, sia per la riproduzione dei cliché originali, sia per la stampa a grandi tirature di un negativo. Bertini, che ha messo a punto un procedimento di impressione su materia plastica, è deciso a portare la sua produzione a livello industriale. Questo è uno degli elementi rivoluzionari della mec-art bertiniana: la moltiplicazione industriale dell'opera artistica e la sua diffusione commerciale, idea che riflette la posizione democratica di Bertini sulla funzione sociale dell'arte.

La lunga avventura della mec-art bertiniana si esaurisce verso la metà degli anni Settanta, quando inizia il ciclo di "Abbaco", che segna un ritorno all'impegno pittorico; ai rituali consumistici del ciclo precedente si contrappongono immagini di una bellezza più convenzionale: il sorriso di un bimbo, l'abbraccio materno, l'intimità familiare. Negli anni Ottanta arriva il periodo della "Sintesi"; Bertini recupera i suoi stilemi precedenti, dall'informale alla pittura-poesia, dall'inserimento di parole estrapolate dai media al riporto fotografico. Dopo lo scoppio della guerra del Golfo, nel 1991, realizza il ciclo "Per non dimenticare": ombre stagliate sullo sfondo di eventi, macchinari, ingranaggi ed elicotteri. Nel 1997 lancia il manifesto "La Retro-garde" che auspica la rinascita del mestiere di pittore. Nelle opere di questo periodo sui temi della mec-art si innesta un intenso cromatismo. Negli anni Duemila si moltiplicano gli omaggi a Bertini in mostre antologiche, da Parigi a Firenze, a Milano, e le sue presenze in mostre collettive. Muore a Caen, in Normandia, l'8 luglio 2010.

Archivio Gianni Bertini

Associazione Gianni Bertini

Gianni Bertini. Mec-Art Display, Fondazione Mudima, Milano, 11 novembre – 30 novembre 2022, a cura di Francesco Tedeschi

Gianni Bertini – La schiuma del tempo, L'écume du temps. Fondazione Mudima, Milano, 14 maggio – 25 giugno 2004, a cura di Dominique Stella.

Pierre Restany, "La Mec-Art: una pittura meccanica alla ricerca d'una iconografia moderna", Essere n. 4, novembre 1967

Francesco Tedeschi, "La Mec-Art e i suoi protagonisti", Associazione Gianni Bertini

(machebellezza.com - novembre 2022)

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