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Kendell Geers, Season in Hell

Kendell Geers: "L'arte cambia il mondo – una percezione alla volta"

La galleria M77 di Milano ha presentato dal settembre 2020 al gennaio 2021 alcune delle opere più interessanti dell'artista e attivista sudafricano Kendell Geers. Il titolo della mostra, OrnAmenTum'EtKriMen, si basa sul saggio del 1908 Ornamento e Crimine dell'architetto austriaco Adolf Loos, pioniere dell'architettura moderna che condannò le decorazioni sulle facciate degli edifici come un eccesso inutile, persino pericoloso, guidando il corso dell'architettura verso il concetto di funzionalità. Per M77, Geers abbraccia l'eredità culturale di Loos interrogando i linguaggi del minimalismo e il modello della galleria “white cube”, gettando l'estetica contro un muro di mattoni e frammenti di etica infranta.


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Kendell Geers, Terror

La mostra si apre con un'imponente installazione site-specific, Hanging Piece del 1993, in cui pesanti mattoni di argilla pendono dal soffitto sospesi da cappi realizzati con delle corde rosse. Il mattone, icona del movimento minimalista, si trasforma in umoristico patibolo per un archetipico imbroglione. Il visitatore è invitato a farsi strada attraverso la pioggia di mattoni, in uno spazio scandito da tre profetiche insegne al neon del 2003, che illuminano ad intermittenza le parole DANGER TERROR BORDER (PERICOLO TERRORE CONFINE). La prima lettera di ogni neon si accende e si spegne e le parole si trasformano in ANGER ERROR ORDER (RABBIA ERRORE ORDINE). L'effetto già estremamente straniante dell'installazione complessiva è amplificato da un pavimento specchiante che raddoppia l'esperienza sospendendola in uno stato surreale quasi onirico dove ciò che "è sopra" cambia per diventare ciò che "è sotto".


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Kendall Geersa, Danger

Europeo di origine, africano di nascita, Kendell Geers si definisce animista e mistico, sciamano e alchimista, punk e poeta. Impegnato nella lotta contro l'apartheid sin dall'adolescenza, Geers ha usato la sua esperienza di rivoluzionario per sviluppare un approccio psico-socio-politico in cui etica ed estetica sono viste come due facce della stessa medaglia che ruota sul grande tavolo della storia. Nelle sue mani la vasta narrativa dell'arte e i linguaggi del potere vengono messi in discussione, i codici ideologici interrotti, le aspettative deluse e i sistemi di convinzione e fede trasformati in canoni estetici. Le contraddizioni intrinseche all'identità dell'artista sono incarnate nel suo lavoro. Le sue opere coniugano storia personale e politica, poesia e miseria, violenza e tensione erotica. Geers lavora con vari media e tecniche che vanno da oggetti di uso comune e installazioni di larga scala all'uso di neon sconfinando nella performance e nel video.


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Kendell Geers, Border

La personale dell'artista sudafricano procede quindi con la sua ultima produzione: stampe lenticolari, fotografie di fiori e piante, dipinti di nature morte e sculture. Qui la sensazione di alienazione si rinnova attraverso una carta da parati site-specific e la sensazione di pericolo viene rafforzata dall'uso di frammenti di vetri rotti, minacciosi ma esteticamente affascinanti, che rimandano al suo iconico "Autoritratto" del 1995, una bottiglia rotta di birra Heineken.
Geers capovolge completamente il linguaggio tipico delle nature morte dell'arte tradizionale olandese con una svolta espressionista/concettuale: i fiori recisi vengono incorniciati sullo sfondo del cambiamento climatico e della proliferazione delle frontiere e dei confini sociali. "OrnAmenTumEtKriMen è una risurrezione dello spirito attraverso l'invocazione della natura, un'invocazione potente sul tema dell'amore attraverso la mediazione della natura morta. I fiori recisi della tradizione pittorica classica potrebbero infatti essere il simbolo più preciso dei nostri tempi. I fiori sono stati tagliati dalle loro radici e sono sostenuti, solo per un breve momento, dall'acqua nel loro vaso. La loro bellezza risiede nella loro fragilità, ancora viva ma allo stesso tempo morente", dichiara l'artista.


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Kendell Geers, Seasons in Hell

Attraverso una selezione di opere storiche, la più recente produzione e installazioni site-specific progettate per interagire con gli interni della galleria, l'artista crea un itinerario in cui la giustapposizione di materiali diversi e il forte impatto creato dal suo sapiente uso di colori e motivi danno origine a una serie di riferimenti incrociati e contrasti intesi a minare le credenze care all'osservatore, consapevolmente o inconsciamente immerso in un ambiente che è sì attraente ma che si dimostra in realtà inospitale e potenzialmente pericoloso. OrnAmenTum'EtKriMen è una chiamata alle armi. Ma, al posto dei proiettili, l'amore che come l'arte è un'arma di trasformazione: "L'arte cambia il mondo – una percezione alla volta".


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Kendell Geers, Seasons in Hell

Nato a Johannesburg all'apice dell'apartheid in una famiglia di Boeri della classe operaia, Kendell Geers è cresciuto nella consapevolezza che la sua educazione morale, spirituale e culturale si basava su bugie razziste. Scappato di casa a quindici anni, ha compiuto su sé stesso un'operazione artistica decidendo di spostare la sua data di nascita a maggio del 1968. Geers partecipa ai movimenti antisegregazionisti e fugge dal regime militare che lo aveva condannato a sei anni di detenzione, raggiungendo Londra nel 1988 come rifugiato politico. Nel 1989 si trasferisce a New York, dove trova impiego come assistente a tempo pieno di Richard Prince. Nel 1990, dopo il rilascio di Nelson Mandela, Geers torna in Sudafrica per aiutare a costruire la nuova democrazia.


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Kendell Geers, Fuck Me

Come artista, curatore, musicista, designer e scrittore, Geers lavora senza accettare compromessi. Nella convinzione che l'arte sia tanto politica quanto spirituale, la sua multiforme pratica è irriducibile a mode o cliché. L'energia grezza di un atteggiamento punk si fonde con la filosofia viscerale visionaria di poeti come Rimbaud, Blake e Burroughs in un misterioso cocktail di contrasti inaspettati. Dai primi anni Novanta, Geers ha preso parte a diverse esposizioni, tra cui: The Street. Where the world is made e Road to Justice, al MAXXI (Roma, 2018 e 2017); Documenta (2017 e 2002); La Biennale di Venezia (2017 e 2007); Shanghai Biennale (2016); Punk. Its Traces in Contemporary Art al MACBA (Barcellona, 2016); Contemporary Art from the Centre Pompidou a Haus der Kunst (Monaco, 2016); INSERT 2014 all' Indira Gandhi National Centre for the Arts (Delhi, 2014); The Luminous Interval al Guggenheim Museum (Bilbao, 2011); e la Bienal de São Paulo (2010).


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Kendell Geers, Writerite

Kendell Geers, OrnAmenTumEtKriMen, M77 Gallery

"Occhio alla testa: Kendell Geers in mostra alla M77 Gallery di Milano", Mario Francesco Simeone, Exibart, 6 luglio 2020

"Contro le verità assolute. Kendell Geers a Milano", Martina Massimilla, ArtTribune, 20 ottobre 2020

"Kendell Geers. OrnAmenTumEtKriMen", Arte.it, 21 Settembre 2020

(machebellezza.com, febbraio 2021)

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