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Enzo Mari, Struttura

Sessant'anni di design nell'ultima grande mostra di Enzo Mari alla Triennale

La Triennale di Milano ha ospitato dal 17 ottobre 2020 al 12 settembre 2021 una grande mostra dedicata a Enzo Mari, uno dei maggiori progettisti, artisti e teorici del design italiano, morto per una strana combinazione del destino due giorni dopo l'apertura della mostra, il 19 ottobre (e ventiquattr'ore dopo se ne è andata anche la moglie, Lea Vergine, curatrice, critica d'arte e pioniera della performance art). L'esposizione milanese, curata da Hans Ulrich Obrist e Francesca Giacomelli, ha ripercorso le principali tappe della lunga carriera (60 anni) di Mari, che spazia dal design alla pittura, dalla grafica all'allestimento. Sono stati esposti 750 progetti, accompagnati da una serie di contributi di artisti e progettisti internazionali: Virgil Abloh, Adelita Husni-Bey, Tacita Dean, Dominique Gonzalez-Foerster, Mimmo Jodice, Dozie Kanu, Adrian Paci, Barbara Stauffacher Solomon, Rirkrit Tiravanija, Danh Vō e Nanda Vigo.

Tra le opere più note di Mari, il vassoio Putrella (prodotto da Danese); le sedie Soft Soft (Driade) e Delfina (Rexite); il cestino gettacarte In attesa e il calendario a parete Formosa (Danese); la sedia Tonietta (Zanotta); le pentole Copernico e le posate Piuma (Zani&Zani); lo spremilimoni Squeezer (Alessi), il portaombrelli Eretteo e l'appendiabiti Togo (Magis). La retrospettiva milanese ha presentato anche molte altre opere, dai disegni ai manifesti, dai multipli alle strutture, dai contenitori ai libri, riuscendo a esprimere bene la sua filosofia progettuale: "Fare design è fare politica; il designer ha un ruolo politico, ogni sua azione, ogni suo progetto pone questioni morali con il resto della società e con se stessi".


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Enzo Mari, Struttura 744

Produrre conoscenza
"Ciò che lo infastidiva di più era che il mondo del design puntasse al profitto: voleva liberarsi di questa idea di guadagno, di commercializzazione, di industria, di marchi, persino di pubblicità. Perché, secondo Mari, il design è tale soltanto se comunica anche conoscenza", scrive Hans Ulrich Obrist. "Mari voleva progettare per produrre conoscenza. Non era solo un'idea di democratizzazione del design che ha voluto portare avanti, ma un'idea di produzione di conoscenza per migliorare le conoscenze delle persone. La sua era una scuola, una scuola di design fai da te".


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Enzo Mari, Struttura 744

Perché progettiamo?
Mari non condivide l'ideologia nichilista, nata dopo la presunta "morte delle ideologie" e basata sul diritto al desiderio: prodotti emozionanti usa e getta, cose che non appena hanno svolto la loro funzione – eccitare il consumo – sono pronte a essere sostitute. Ma ci riporta alle nostre responsabilità: "Perché progettiamo? A quale scopo creare nuove forme? Perché produrre oggetti sempre nuovi e diversi?". Trovare un perché è l'unica strada per sfuggire all'alienazione e alla dittatura delle emozioni.


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Enzo Mari, Struttura, 1957

La scienza è democratica
La scienza mi affascina, ne invidio il paradigma, cioè il fatto che si possa proporre una determinata ipotesi solo se contemporaneamente si comunica a tutti il metodo e i mezzi utilizzati per formularla, in modo che ogni interlocutore possa a sua volta verificare se ciò che si afferma è vero o falso. Mi sembra che, in questo senso, la ricerca scientifica sia l’unica vera democrazia esistente.
Enzo Mari, "25 modi per piantare un chiodo", Mondadori, 2011.


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Enzo Mari, Allegoria della morte, 1987

Desirée Maida, "Muore a 88 anni Enzo Mari, tra i più grandi autori e teorici del design italiano", ArtTribune, 19 ottobre 2020

"Enzo Mari", Domus 694, 1988

Cristina Moro, "L'orso, l'oca, la mela: il linguaggio visivo di Enzo Mari", Domus, marzo 2020

Juli Capella, "Il design o è plusvalore culturale o non è design. Dialogo con Enzo Mari", Domus, marzo 1997

Egle Santolini, "Enzo Mari: 'Un consiglio? Siate umani'", La Stampa, 10 aprile 2013

Andrea Contin, "Enzo Mari, il significato profondo delle cose", CultWeek, 20 ottobre 2020

Tommaso Bovo, "L'eredità di Enzo Mari", FrizziFrizzi, 20 ottobre 2020

(machebellezza.com, agosto 2021)

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