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Nanda Vigo, Light Project

Bagliori di luce nello spazio: Nanda Vigo al Palazzo Reale di Milano

'Light Project', la mostra tenutasi al Palazzo Reale di Milano dal luglio al settembre 2019, ha presentato circa ottanta opere, che rappresentano i diversi periodi della produzione artistica di Nanda Vigo, tutti accomunati dalla ricerca dei limiti e delle possibilità espressive della materia e della luce.

Nata a Milano nel 1936, Nanda Vigo, dopo la laurea in architettura al Politecnico di Losanna, si trasferisce in Arizona, a Taliesin West, per frequentare la Scuola di Architettura di Frank Lloyd Wright, esperienza che giudica deludente: "A parte la 'Casa sopra la cascata' che ci aveva tutti infervorato, ho scoperto che i suoi progetti erano solo un prosieguo della Secessione viennese. Insomma un déjà-vu".

Alla fine degli anni '50 torna a Milano, dove conosce Lucio Fontana che la consacra all'arte e la introduce al movimento ZERO, collettivo transnazionale con il quale condividerà parte della sua ricerca artistica. Senza scordare comunque l'architettura: collabora con Gio Ponti, lavorando agli interni della casa 'Lo scarabeo sotto la foglia' e si dedica anche al design, vincendo diversi premi internazionali. Negli anni '60 a Milano l'artista cinese Hsiao Chin le presenta Piero Manzoni, di cui diventa la compagna di vita. Nel 1982 rappresenta l'Italia alla 40esima Biennale di Venezia e nel 1999 insegna al master in Light Design dell'Accademia di Brera.

Il tema essenziale della sua arte è il rapporto tra luce e spazio, che l'artista affronta anche come architetto o designer. La sua prima folgorazione avviene quando a sette anni a Como si trova di fronte alla Casa del Fascio di Giuseppe Terragni. "Ho scoperto la bellezza, bellezza che mi ha colto come un'illuminazione", racconta. "Sono rimasta colpita dal vetrocemento e dal modo in cui rinfrangeva la luce. È una cosa che mi ha colpita a quell'età e che poi è rimasta nel mio subconscio e mi ha portato a lavorare con la luce".

"Le sculture di Nanda Vigo sono realizzate con materiali moderni e industriali come il metallo e il vetro. Ciò che li eleva e ne intensifica il mistero è la luce, che spesso tende a delineare i contorni delle figure, nonché a creare essa stessa ombre apparentemente palpabili. Altro elemento di grande importanza è lo specchio, l'unica componente che, invece che assorbirla, riflette e amplifica la luce, permettendole di permeare gli ambienti".

"La volontà di indagare la luce "nei suoi aspetti più intriganti, gioiosi e atti a una ricerca introspettiva personale dell'osservatore" avvicina la ricerca di Nanda Vigo alle opere degli statunitensi Dan Flavin e James Turrell. La percezione della luce diventa lo strumento per un'analisi della propria interiorità, l'occasione per compiere un'intima catarsi. Nella personale ricerca dell'artista sulla luce, l'immaterialità e la trasparenza incontrano le geometrie e il design, dando vita a opere che cercano di unire l'inafferrabilità della luce e la concreta perfezione del cerchio, o l'instabilità di un triangolo appoggiato su un suo spigolo".

Alberto Villa, L'altra dimensione di Nanda Vigo, Artwave, 7 agosto 2019

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Nanda Vigo, Light Project

"Perché la luce? Ma è ovvio, dalla luce usciamo e alla luce ritorniamo. A parte il mio 'enlightment' del Terragni, se andiamo a leggere nella storia dell'arte da sempre gli artisti hanno guardato alla luce, dai 'fondi oro' a Raffaello, a Michelangelo, ai Caravaggi, ai Morandi, e via di seguito. Non potrei mai dipingere tanta meraviglia ma dato che oggi abbiamo delle possenti centrali elettriche, posso approfittare della Luce Artificiale per sfondare lo spazio visibile, buttare le prospettive e le riflessioni luminose che quindi mi permettano di adattare l'ambiente a tutte le vivibili necessità dell'estetica come dell'etica".

"Il mio lavoro si fonda sull'assenza del colore, sostituito dalla luce naturale o artificiale, visibile nelle mie prime opere, che affrontano il rapporto spazio-tempo, luce-trasparenza, da cui il nome: Cronotopo (dal greco chronos e topos), vale a dire tempo-spazio. Ideati in maniera interdisciplinare nell'arte, nel design e nell'architettura, consistono in vere e proprie sperimentazioni. Attraverso l'uso di materiali industriali come il vetro e l'alluminio, le opere si pongono come filtri visivi della realtà in cui siamo immersi. La percezione comune che abbiamo del reale è in questo modo alterata, mutata in maniera incerta, affinché possiamo vivere impressioni inedite e impensate. Una vera esplorazione dello spazio, in e out, attraverso la luce".

Marco Arrigoni, "La luce e lo spazio secondo Nanda Vigo", Harper's Bazaar, 5 maggio 2020

"Cronotipi è un termine che appartiene al linguaggio della scienza, sono stata la prima ad usarlo in un ambito apparentemente estraneo. La parola stessa, formata da chronos e topos, spazio e tempo, indica i discorsi sullo spazio e sul tempo che ho voluto portare avanti. Con l'aggiunta delle luci, naturali o artificiali, ho sempre cercato la riflessione dando l'idea di uno spazio che non finisce nella cornice di un quadro ma continua all'infinito, anche dentro noi stessi. Un portale o, come preferisco definirlo, un gate: fin dal primo Manifesto Cronotopico del '64 ho subito dichiarato che desideravo esprimere l'apertura di questi gate. Sono nati come quadrati di 60 per 60 centimetri, che si sono evoluti, nel corso del tempo, fino a diventare veri e propri ambienti".

Ciro Marco Musella, La luce raccontata da Nanda Vigo, Elle Decor, 30 luglio 2019

"Tutti i lavori di Vigo appaiono improntati a una sicura semplicità percettiva. In altre parole, hanno raggiunto da subito una sintesi espressiva che consente loro di presentarsi quasi 'nudi' all’occhio del fruitore, forti della forza dell’idea loro sottesa, che è sempre la luce, uno dei pochi soggetti artistici, estetici, umani che può presentarsi come tautologia (come insegnava Marshall McLuhan, la luce non ha contenuto, non significa altro che se stessa…). Sono talmente ideali e idealistici che ai fruitori si chiede una sorta di 'fede', che è quella di vivere nella luce e nella trasparenza, elementi che da fisici possono trascolorare rapidamente nell’etico, categoria che Vigo non richiama espressamente, ma che credo non le sarebbe dispiaciuta, così come il continuo riferimento a ZERO e ai suoi principi essenziali – rivoluzione linguistica continua, critica degli strumenti tradizionali in nome di un adeguamento costante all’evoluzione scientifica, politica e sociale dell’umanità – mostra che Vigo mette in pratica quella stessa fede".

Marco Meneguzzo su Nanda Vigo, Telescope #11, maggio 2020

Nanda Vigo Official Site

L’Archivio Nanda Vigo e la Galleria Allegra Ravizza salutano la grande artista scomparsa il 16 maggio 2020 con una playlist su Spotify che raccoglie alcune delle sue canzoni preferite: un modo affettuoso e speciale di ricordarla, immaginandola andare via canticchiando:

Nanda Vigo Light Forever

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Nanda Vigo, Light Project

(machebellezza.com, settembre 2019-maggio 2020)

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