L'ambivalente opera di Andrea Tacconi, tra minimalismo e policromia
Andrea Tacconi – 38enne artista, designer d'interni e progettista di mobili – ha partecipato al Premio Arte 2019 con 'Sfaccettature 4', esposta per l'occasione al Palazzo Reale di Milano. È un quadro tridimensionale, una scacchiera di 256 piccoli cubi di legno di faggio che, guardati frontalmente, creano l'effetto di una tela bianca, mentre osservati lateralmente restituiscono tutti i colori con cui sono dipinte le varie facce.
Nell'opera minimalista di Tacconi è centrale, insomma, quel concetto di ambivalenza che caratterizza l'arte dell'ultimo secolo, ma non solo. È ambivalente ciò che presenta una polarità, un'opposizione di valori; ciò che assume due aspetti diversi o che suscita sentimenti e impulsi antitetici: amore e odio, attrazione e repulsione, gioia e dolore, eccetera. L'ambivalenza è una caratteristica tipica di molti fenomeni sociali e culturali. L'esempio classico è la moda, che – come osserva il sociologo tedesco George Simmel – si muove continuamente tra due polarità non antinomiche ma complementari: l'imitazione (conformità, appartenenza e riconoscimento in chiave collettiva) e la distinzione (differenziazione, singolarità, autopromozione in chiave individuale).
In campo artistico il concetto di ambivalenza si ritrova, per esempio, nel modernismo, che dalla seconda metà dell'Ottocento ha incarnato la critica al sistema industriale e al mondo borghese, ma si è progressivamente diffuso nella società, perdendo – come osserva Giorgio Grossi nel suo saggio 'Cultura e ambivalenza' – le caratteristiche di avanguardia provocatoria che aveva inizialmente, fino a permeare la vita quotidiana della maggioranza delle persone attraverso i nuovi ingredienti della sua svolta culturale: l'autorealizzazione, l'edonismo, la centralità del sé, la ricerca costante di una nuova sensibilità come fine implicito di ogni pratica e vissuto culturale. Dalle creazioni e innovazioni delle avanguardie artistiche che puntavano a demistificare il modello culturale dominante si è passati così a pratiche sempre più diffuse che tendono a differenziare il campo culturale al proprio interno, secondo un tipo di ambivalenza che le colloca nello stesso tempo dentro e fuori la struttura sociale.
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Giorgio Grossi, "Cultura e ambivalenza. Il campo culturale nel XXI secolo: dilemmi e ipotesi"
(machebellezza.com, novembre 2019)