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Marinella Senatore, We Rise by Lifting Others

Cose interessanti viste e fotografate al Miart 2022 (terza puntata)
Gli artisti: Marinella Senatore, Miriam Cahn, Leiko Ikemura, Bepi Romagnoni

Con questa terza puntata concludiamo le nostre considerazioni inattuali sulla ventunesima edizione della fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea di Milano, che si è tenuta nove mesi fa, dal 1° al 3 aprile 2022, in vista della prossima edizione che si terrà fra tre mesi, dal 14 al 16 aprile 2023. Il primo spunto ce lo offre la neon art, degnamente rappresentata al Miart dalle opere di Marinella Senatore.

Il neon è un mezzo di espressione molto utilizzato nell'arte contemporanea per la sua versatilità e la possibilità che offre di coniugare forma, colore, luce e spesso anche parola, in modo diretto e immediato. Molti artisti si sono cimentati con questo mezzo negli ultimi 70 anni. A cominciare da Lucio Fontana, con la bella scultura al neon realizzata per la Triennale di Milano del 1951, che oggi si può ammirare all'ultimo piano del palazzo dell'Arengario, di fronte al Duomo di Milano. Seguono negli anni Sessanta e Settanta le scritte di Joseph Kosuth e Bruce Neuman e negli anni Novanta, le installazioni luminose di Dan Flavin, come quella nella chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa a Milano (completata due giorni prima della morte dell'autore, avvenuta il 29 novembre 1996), e di Stephen Antonakos per la Stazione Marittima sulla 59esima strada di Manhattan, del 1990. E ancora, le poesie visive di Maurizio Nannucci e Mario Merz a cavallo dei due secoli. Senza dimenticare il suggestivo uso delle luci da parte di Nanda Vigo, che abbiamo ammirato in "Light Project", la grande retrospettiva dell'artista milanese tenutasi al Palazzo Reale di Milano nel 2019, e i racconti al neon di Sable Elyse Smith, come "Landscape IV", visto all'ultima Biennale Arte di Venezia.

I lavori di Marinella Senatore, presentati al Miart dalla galleria Mazzoleni di Torino, si inseriscono in questo filone, con un elemento in più che contraddistingue l'artista salernitana (è nata a Cava de' Tirreni nel 1977): il carattere collettivo, sociale delle sue opere. "We Rise by Lifting Others" (Ci eleviamo sollevando gli altri), già presentata nel dicembre 2020 al Palazzo Strozzi di Firenze, è una riflessione sull'idea di comunità, vicinanza e relazione in un'epoca in cui il concetto di distanziamento sociale stava condizionando la vita quotidiana delle persone. Come diverse altre opere dell'artista, è ispirata alle luminarie che adornano le strade e le piazze del sud Italia durante le feste religiose. Spazi temporanei di comunione sociale dove la luce è protagonista. Senatore prende in prestito dal passato questa tradizione e la utilizza per attivare un processo espressivo attuale, qui e ora.

Anche le citazioni che costituiscono l'oggetto dell'opera, come la frase del titolo, sono frutto di un lavoro collettivo. "Quando inizio un progetto ed entro a contatto con territori che non conosco, non mi piace lavorare con un'idea precocetta, così inizio una lunga fase di mappatura del territorio, di conoscenza della comunità", racconta Senatore in un'intervista a Ele Decor. "Faccio ricerca, intervisto persone. Poi arriva l'open call: invito la comunità a lavorare con me nei workshop, che sono momenti di natura diversa, di meditazione e di danza ma anche reading session e writing session. Di comune accordo o singolarmente, i partecipanti iniziano a lavorare su una breve frase. Queste frasi le riporto sulle opere progettuali: nelle sculture di luce o nei collage. E guarda caso queste citazioni sono sempre potentissime".

Il sito di Marinella Senatore

La pagina di Marinella Senatore su Instagram

Alessia Musillo, "Marinella Senatore, l'artista della tradizione di cui tutto il mondo parla", ElleDecor, 16 novembre 2021


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Miriam Cahn

Di tutt'altro genere l'opera di Miriam Cahn, nata a Basilea nel 1949 e affermatasi sulla scena internazionale negli anni Ottanta mettendo il suo corpo al centro del processo creativo, sull'onda della performance art e dei movimenti femministi. Torna alla pittura negli anni Novanta, raffigurando la violenza percepita a livello umano, corporeo, a causa delle politiche globali, della guerra e dell'oppressione.

Molti suoi dipinti più recenti mostrano figure dai contorni sfocati, lineamenti crudi e organi sessuali grottescamente esagerati. Figure che, nonostante la loro forte presenza nell'inquadratura, sembrano assenti, distanti e vuote, con i pugni chiusi e occhi vacui simili a buchi. I quadri sono appesi in modo che gli occhi dei protagonisti e dello spettatore siano allo stesso livello, come specchi sinistri che riflettono il disagio, la sofferenza, lo straniamento, l'alienazione.

Da alcuni anni Miriam Cahn vive e lavora in uno studio-bunker modernista e brutalista progettato dall'architetto Armando Ruinelli in val Bregaglia, un'isolata valle alpina nel sud della Svizzera, vicino al confine italiano. Oltre che al Miart, nel 2022 le sue opere si sono viste alla Biennale di Venezia e alla bella mostra monografica organizzata dalla Fondazione ICA di Milano.

Miriam Cahn, "Gezeichnet", Fondazione ICA, Milano, 18 marzo 2022

"Miriam Cahn", Documenta 14 Daybook, 2017

"Miriam Cahn", Purple Magazine, #35 2021

Devorah Lauter, "‘It’s Society’s Problem, and That’s Why It’s Interesting’: Artist Miriam Cahn on Painting Controversial Subjects in an Age of Correctness", Artnet, 18 luglio 2022


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Leiko Ikemura

"Usagi-Girl double-headed" è la versione femminile del grande coniglio bianco di Donnie Darko, film di culto del 2001, opera prima del regista americano Richard Kelly. Frank, il coniglio antropomorfo dal grottesco aspetto demoniaco amico immaginario di Donnie, prima salva il ragazzo dall'impatto dell'aereo sulla sua casa, destandolo dal sonno e anticipandogli la fine del mondo; poi lo induce ad allagare la scuola rompendo un condotto con un'accetta e infine investe con un'auto e uccide Gretchen, la ragazza di Donnie.

I conigli di Leiko Ikemura hanno un aspetto meno inquietante dell'amico di Donnie Darko, ma un carattere altrettanto onirico. Il bronzo dipinto dell'artista svizzera giapponese, presentata al Miart dalla galleria Peter Kilchmann di Zurigo, è un essere ibrido con orecchie lunghe ed erette, quasi a creare una connessione tra la terra e il cielo, e un'ampia gonna, aperta nella parte anteriore; all'interno non c'è il corpo ma una cavità, forse una grotta dove cercare protezione.

L'opera è un'evoluzione di "Usagi Kannon" (Kannon è una divinità buddista), una precedente serie di figure scultoree a testa di coniglio. Perché al centro del lavori di Ikemura c'è questo essere al confine tra il mondo umano e quello animale, tra realtà e immaginazione?

"Usagi significa coniglio in giapponese, ma non è solo il coniglio di tutti i giorni, è anche un essere mistico", spiega l'artista in un'intervista alla rivista americana Studio International. "Mi piace il suono di questa parola. Il coniglio ha molte qualità e caratteristiche. Nelle storie della mia infanzia usagi era sulla luna. Se si vede una macchia oscura sulla luna, si dice: è usagi, è lì e ti sta guardando. Mi sento molto connessa ai tanti significati degli usagi e al modo in cui si muovono con libertà. Inoltre, il coniglio è molto famoso nella storia dell'arte europea. C'è il coniglio di Albrecht Dürer, per esempio, e quello di Joseph Beuys. I conigli sono collegati alla fertilità nel folklore e alla storia di Alice nel Paese delle Meraviglie. La nostra immaginazione è abbastanza ricca da guidarci verso altri mondi. Anche questo è un augurio, un mio desiderio, un messaggio al pubblico".

Il sito di Leiko Ikemura

La pagina di Leiko Ikemura su Instagram

Emily Spicer, "Leiko Ikemura interview: 'I think we have this inner life, and this inner life has a kind of physiognomy'", Studio International, 19 luglio 2021

Eugenia Pacelli, "Leiko Ikemura’s evocative imaginary: cosmic landscapes and hybrid figures", Lampoon, 14 giugno 2022


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Bepi Romagnoni

Il dipinto di Bepi Romagnoni presentato al Miart 2022 dalla galleria Montrasio è intitolato "Racconto". Un racconto interrotto come quello della sua vita. L'artista, infatti, è scomparso prematuramente nel 1964, a soli 34 anni, per un incidente di pesca subacquea a Capo Carbonara, in Sardegna. Era nato a Milano nel 1930 e aveva studiato pittura all'inizio degli anni cinquanta all'Accademia di Brera, dove aveva seguito il corso di pittura di Aldo Carpi, appena tornato dalla terribile esperienza del campo di concentramento. Insieme a lui sono Giuseppe Banchieri, Mino Ceretti, Giuseppe Guerreschi, Tino Vaglieri, Rodolfo Aricò. Ragazzi ventenni, che si ispirano alla filosofia di Kierkegaard, di Camus, di Sartre, e che danno vita alla corrente artistica del realismo esistenziale.
A partire dagli anni Sessanta, Romagnoni utilizza l'immagine fotografica, il collage, insieme alla pittura. I suoi sono racconti, dettagli, frammenti di esistenza in cui l'immagine ready made è posta in stretta relazione con le forme pittoriche. Il richiamo è alla mec art, l'arte meccanica di Gianni Bertini e Mimmo Rotella, ma anche a Robert Rauschenberg e le sue commistioni tra pop art e realismo astratto. I quadri di questo periodo sono apparentemente insiemi indistinti da cui emergono dettagli come nei collage surrealisti.
Dopo alcune prove su disegni in cui inserisce elementi fotografici, Romagnoni approda definitivamente al collage sviluppando una personalissima tecnica in cui mette in relazione frammenti di fotografia estrapolati dalle pagine di giornali e riviste dell'epoca, collegati tra di loro da elementi pittorici e grafici che precisano la narrazione.
La serie "Racconti" risale agli ultimi anni dell'artista, dal 1960 al 1964. Il primo Racconto è il ritratto di un porporato preso da un ritaglio di giornale, incollato su carta e rielaborato per dargli una diversa prospettiva formale. Una tecnica affinata poi montando i ritagli di giornale sulla tela secondo una sequenza prestabilita; l'intervento pittorico dà poi all'immagine contorni completamente differenti, esaltando dettagli e aggiungendo visioni.

Angela Madesani, "Bepi Romagnoni. Una vita in 34 anni", Artribune, 9 Gennaio 2015

(machebellezza.com - dicembre 2022 - 3. fine)

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