Remy Jungerman e Iris Kensmil tra femminismo nero e globalizzazione
The Measurement of Presence di Remy Jungerman (1959) e Iris Kensmil (1970) nasce da una riflessione sulla globalizzazione che attraversa la storia della Biennale, un flusso permanente di persone e manufatti che rompe i confini e produce nuove identità al di fuori e oltre le tradizioni degli stati nazionali. La misurazione della presenza è una rappresentazione transnazionale e post nazionale che misura le possibilità di cambiamento.
I due artisti, entrambi di origine surinamese, rappresentano i Paesi Bassi alla 58a Biennale di Venezia. Jungerman fonde nei suoi lavori modelli e motivi africani con influenze americane ed europee e con il modernismo del XX secolo, che caratterizza anche la struttura del padiglione olandese, progettato nel 1954 dall'architetto Gerrit Rietveld. Kensmil dipinge invece i ricordi, la storia (trascurata fino a poco tempo fa) di autrici, filosofe, utopiste e musiciste nere: l'attivista panafricana Amy Ashwood Garvey, la cantante Sister Nancy, la giornalista Claudia Jones, l'attivista per l'indipendenza del Suriname Hermina Huiswoud, la scrittrice anticolonialista e surrealista Suzanne Césaire, l'autrice di fantascienza Octavia E. Butler, la poetessa e attivista Audre Lorde. "Il mio lavoro – dice Kensmil – descrive una storia inclusiva da una prospettiva femminista nera. Esalto gli autori neri, i filosofi, gli attivisti, i musicisti e in generale il contromovimento che è una parte innegabile della modernità. Una modernità nera e una concezione dell'arte che vuole liberarsi dal fin troppo ovvio".
Il sito di Remy Jungerman
La pagina di Remy Jungerman su Instagram
Il sito di Iris Kensmil
La pagina di Iris Kensmil su Instagram
"The Venice Questionnaire: Iris Kensmil and Remy Jungerman", ArtReview, 3 maggio 2019
(machebellezza.com, ottobre 2019)