L'illusione della materia, ovvero le sculture-collage di Carol Bove
Le sculture di Carol Bove esposte all'Arsenale di Venezia, in occasione della Biennale Arte 2019, stravolgono completamente le linee nette e pulite del modernismo. Il suo linguaggio è fatto di curve, ammaccature, torsioni, increspature, grinze e pieghe. Queste "sculture-collage", come le ha definite l'artista, esplorano la tensione produttiva tra gli elementi realizzati a livello industriale e quelli trovati per caso, tra il nuovo e l'obsoleto. Forme esaltate da una vivace gamma di rossi, gialli, rosa e verdi, che contrastano con l'acciaio grezzo e non trattato. La superficie lucida delle vernici, assieme alla materia dura e sbiadita degli objets trouvés crea l'illusione che i tubi d'acciaio siano fatti di una sostanza morbida e malleabile.
Come osserva la storica dell'arte Johanna Burton, "Bove riunisce le cose non per stimolare gli impulsi associativi nel libero gioco guidato dall'inconscio, ma piuttosto per evocare una sorta di groviglio affettivo che sconvolge qualsiasi singolare narrativa storica".
"L'identità non stabilita di una scultura è per me un punto di partenza fondamentale. Apprezzo il dover ricoprire posizioni che si escludono a vicenda come quelle dell'arte. Ad esempio, un'opera d'arte può essere repellente per la sua banalità e il suo conservatorismo e allo stesso tempo la sua eleganza indicherà la possibilità di un qualche tipo di esperienza più intensa. Dipende da come la guardi. Non è un ibrido; contiene identità multiple, complete e separate. Quasi tutto ciò che realizzo ha più parti e può essere smontato. Le parti non sono mai incollate insieme. Questo è importante per me: dà energia alle sculture. Quando sono imballate in una cassa, le penso come fuori servizio, rilassate. Quando sono assemblate o configurate in un ambiente espositivo si esibiscono".
Erik Wysocan, "Carol Bove on Exibiting", Metropolis M, dicembre 2011-gennaio 2012
"L'opera d'arte deriva dalla personalità totale: ego, sé, id, conscio e inconscio, transpersonale, linguistico e non linguistico, storicamente determinato, sensuale, emotivo, fisico, mentale, ideologico e culturale. Credo che per creare qualcosa di significativo devi iniziare a capire te stesso psicologicamente. Per capirmi ho applicato diverse modalità di critica come il marxismo, la teoria femminista, la teoria psicoanalitica, la storia, i principi ayurvedici, la filosofia, la tecnica Feldenkrais, l'antropologia, l'astrologia, la fisiologia della percezione, la contemplazione della vita da uomo delle caverne, la salute - regimi alimentari, esperienze psichedeliche, lettura di libri di auto aiuto, ebay, innamoramento, pratica di riti magici, insegnamento, metodo scientifico, psicoterapia, yoga, meditazione e tradizioni dharmiche, digiuno e altre austerità, esercizio fisico, sonnellino, resonance repatterning, letteratura e poesia, amicizie, genitorialità, umorismo e innumerevoli altri. L'opera d'arte è espressione di sé e chiaramente sto parlando di una nozione di sé che si irradia molto al di fuori del proprio corpo o addirittura del proprio tempo".
"The Four-Hour Art Week? Read Carol Bove's Self-Help Guide for Artists", Artspace Editors, 3 novembre 2017
Nata nel 1971 a Ginevra, in Svizzera da genitori americani, Bove (si pronuncia bo-vei) è cresciuta a Berkeley, in California, si è trasferita a New York negli anni '90 e si è laureata alla New York University nel 2000. Tra il 2009 e il 2013 è stata professoressa associata di arte alla New York University. È conosciuta soprattutto per le sue sculture di notevoli dimensioni, che ha descritto come "grandi, pesanti, ma fragili".
Caroline Roux, "Carol Bove on crushing, crashing and twisting heavy metal into better shape", Wallpaper, 31 maggio 2018
(machebellezza.com, ottobre 2019)